Il Parlamento Europeo si esprime oggi sulla proposta di riforma della direttiva sui servizi di investimento (DSI) presentata lo scorso novembre dalla Commissione. In gioco vi sono le future regole sull'esecuzione organizzata delle transazioni degli investitori da parte delle borse, di altri sistemi di negoziazione e delle imprese di investimento. La nuova direttiva, superando il regime di concentrazione (segue...)
degli scambi nei mercati regolamentati esistente in alcuni paesi (in Italia, ad esempio), mira a stimolare la concorrenza tra le borse tradizionali ed altri sistemi di negoziazione. In particolare il superamento del regime di concentrazione aprirebbe la via all'attività di negoziazione di valori mobiliari attuata dalle banche attraverso l'internalizzazione degli scambi (matching interno degli ordini).
Prospettiva questa che ha, sin dalla fase di gestazione della proposta di direttiva, messo in allarme le borse europee: "Non siamo preoccupati tanto dalla concorrenza quanto dagli effetti che una internalizzazione diffusa degli scambi potrebbe avere sulla liquidità dei mercati e sulla trasparenza e l'efficienza nella formazione dei prezzi" afferma un rappresentante della Federazione delle borse europee. La Commissione, per rispondere a tali preoccupazioni, ha inserito nella sua proposta, all'articolo 25, stringenti obblighi di pre-trade transparency che imporrebbero a chi effettua sistematicamente l'internalizzazione degli scambi in azioni ammesse alla negoziazione in un mercato regolamentato, di pubblicare le quotazioni irrevocabili di acquisto e di vendita. "Sono obblighi che rischiano di soffocare la concorrenza che i canali di negoziazione alternativi possono fare alle borse e che finirebbero per introdurre un obbligo di concentrazione degli scambi anche laddove oggi non esiste, a tutto svantaggio della concorrenza e degli investitori" dichiara la relatrice Theresa Villiers (conservatrice britannica), facendo proprie le istanze della City e delle banche di investimento.
Le quali lo scorso 2 settembre, malgrado una forte mobilitazione delle borse europee, hanno ottenuto una prima vittoria: nel testo votato in commissione economia il controverso articolo 25 è stato edulcorato con l'introduzione del c.d. price improvement ovvero della possibilità, per chi internalizza gli scambi, di applicare un "prezzo uguale o migliore di quello (da loro, ndr) quotato". "E' un meccanismo che svuota di significato gli obblighi di trasparenza; tutti sanno che la City, che è anche una testa di ponte delle investment banks americane, dispone di un forte vantaggio in tema di internalizzazione; altre società come la Deutsche Bank o Abn Amro hanno piani ambiziosi in quel settore" dichiara un eurodeputato francese (proprio Francia e Italia più si sono spese a difesa della pre-trade transparency).
Oggi un emendamento cercherà di cancellare dall'articolo 25 la possibilità di price improvement. L'esito della votazione è molto incerto (in commissione economia la maggioranza a favore del price improvement è stata di un solo voto) ed i gruppi politici si stanno spaccando su frontiere nazionali. Una battaglia parallela riguarderà poi il campo di applicazione dei vincoli relativi sia alla pre-trade transparency sia alla best execution , che le banche di investimento vogliono limitare alla sola clientela non professionale.
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