Il cammino della nuova direttiva europea sui servizi di investimento (DSI) è ormai giunto alla fase decisiva ed il Parlamento Europeo si appresta a votare - oggi in commissione economica e monetaria e il 24 settembre in plenaria - i propri emendamenti al testo proposto lo scorso novembre dalla Commissione. L'obiettivo della DSI è di creare un mercato integrato nella negoziazione dei (segue...)
valori mobiliari ed un efficace "passaporto unico" attraverso cui le imprese di investimento possano operare in tutta la UE. Agli stati membri non sarà più concesso di adottare, come nel caso italiano, un regime di concentrazione degli scambi nei mercati regolamentati, che dovranno dunque aprirsi alla concorrenza da parte dei sistemi multilaterali di negoziazione e da parte di quelle imprese di investimento (in particolare banche) che attueranno l'internalizzazione degli scambi.
La relatrice, la conservatrice britannica Theresa Villiers, dopo una iniziale posizione favorevole ad una incondizionata liberalizzazione dei canali di negoziazione che aveva scatenato le critiche delle principali borse europee e provocato una valanga di emendamenti (oltre 400), ha molto ammorbidito la sua impostazione e proporrà martedí prossimo a Strasburgo un testo di compromesso che sembra poter avere buone probabilità di essere accettato dai deputati europei.
Resta tuttavia incerto l'esito sulla questione centrale della pre-trade transparency: l'art. 25 della proposta della Commissione intende introdurre onerosi obblighi di trasparenza pre-trade a carico delle banche che effettuino operazioni di internalizzazione degli scambi, imponendo loro di preannunciare i prezzi di acquisto e di vendita cui si impegnano ad effettuare le transazioni su azioni, se queste sono negoziate anche in un mercato regolamentato. Un obbligo che, se da un lato aumenta la trasparenza dei prezzi che si formano sul mercato, dall'altro, esponendo chi internalizza gli scambi ad un rischio di posizione, potrebbe vanificare il superamento della concentration rule. Il compromesso proposto dalla Villiers (che inizialmente aveva proposto la soppressione dell'intero art. 25) accetta la pre-trade transparency, ma prevede anche che le imprese internalizzatrici possano effettuare le transazioni ad un prezzo che "uguale o migliore" di quello preannunciato. Le borse europee sono fortemente contrarie e stanno premendo sui deputati europei per ottenere la cancellazione di questa norma. "Questo meccanismo di price improvement", spiega un rappresentante della Borsa Italiana, "svuota di significato la pre-trade transparency consentendo di fissare spreads volutamente ampi, al fine di avere più ampi margini di manovra nel fissare, caso per caso, il prezzo effettivamente praticato".
La relatrice sembra tuttavia fiduciosa sul sostegno compatto dei liberali e della maggior parte dei popolari (su questo divisi lungo frontiere nazionali), anche se sul fronte del Consiglio, dove l'esame della proposta è in fase avanzata, la presidenza italiana - che punta a raggiungere un accordo entro ottobre - ha proposto un testo di compromesso che elimina la possibilità di price improvement. Si profila dunque per la presidenza italiana una delicata e difficile trattativa con l'assemblea di Strasburgo.
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