Monti bacchetta Parigi e congela l’aumento di capitale dell’azienda francese
Fallisce il tentativo del ministro Mer. Entro il mese la procedura d’infrazione
BRUXELLES. Al posto dell’accordo arriva l’annuncio dell’apertura di un’indagine formale entro il mese. Non si è concluso come sperava Parigi l’incontro di ieri tra il commissario alla concorrenza Mario Monti e (segue...)
il ministro dell’Economia francese Francis Mer. L’esecutivo della Ue, dopo aver formalmente messo in discussione gli aiuti concessi dal governo francese a «campioni nazionali» come Edf, France Telecom e Bull, si appresta ad avviare una nuova procedura di infrazione contro il piano di ristrutturazione del gigante dell’industria meccanica Alstom.
Leader mondiale nel settore delle turbine per centrali elettriche (con una quota pari al 25% del mercato mondiale), nel settore del trasporto ferroviario (con il TGV e - dopo l’acquisizione nel 2000 di Fiat Ferroviaria - il Pendolino, detiene il 18% del mercato globale) e in quello della cantieristica per navi da crociera, la Alstom, oppressa da debiti per circa 5 miliardi, ha in questi mesi dovuto fronteggiare una crisi finanziaria sempre più grave. Per scongiurare la probabile bancarotta il governo francese ha messo a punto un piano che prevede una iniezione di risorse per 2,8 miliardi attraverso un aumento di capitale per 600 milioni (di cui 300 sarebbero sottoscritti dal governo, che accrescerebbe la sua partecipazione al 31,5%), l’emissione di obbligazioni con-vertibili per 900 milioni e l’erogazione da parte di un pool di 40 banche di prestiti per 1,3 miliardi. Per far fronte alle scadenze più immediate il governo di Parigi ha già aperto, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, una linea di credito a breve termine per 600 milioni. Lo scorso venerdí, dalle colonne di Le Figaro, il commissario per la concorrenza aveva lanciato un primo altolà al governo Raffarin affermando che «le regole sono chiare: uno Stato membro non può erogare aiuti senza che la Commissione ne sia stata preventivamente informata e prima che li abbia approvati» ed aggiungendo che «la Commissione potrebbe ingiungere alla Francia di sospendere quelle misure di aiuto che non sono ancora state eseguite».
«Voglio discutere questo piano con il commissario Monti in modo che tutti possano essere ragionevolmente soddisfatti», ha dichiarato Francis Mer. Ma le cose sono andate diversamente. «Non è stata trovata una soluzione», ha tagliato corto Leuder Tilman, portavoce di Monti, al termine dell’incontro. Non solo. Bruxelles ha anche chiesto al governo francese di non partecipare all’aumento di capitale di Alstom (previsto per il 24 settembre) prima dell’autorizzazione della Commissione. «L’operazione non deve essere attuata - ha precisato Tilman - senza aver ottenuto il via libera della Ue». I tempi sono strettissimi. L’obiettivo è «trovare un accordo prima della fine della settimana».
Monti, ha spiegato il portavoce, «ha presentato proposte concrete adatte a riconciliare i due interessi, della commissione e del governo francese». La procedura contro la Francia, comunque, sarà avviata in ogni caso. Forse già il 17 settembre, in occasione della prossima riunione della Commissione. Non è la prima volta che Parigi pratica la politica del fatto compiuto. Lo scorso autunno ci fu l’apertura di una linea di credito per 9 miliardi a favore della indebitatissima France Telecom. Recentemente c’è stato il prestito a breve termine di 450 milioni erogato dal governo a favore del Gruppo Bull, per il quale Parigi ha già detto che il rimborso non avrà luogo. Sugli aiuti a France Telecom Bruxelles ha avviato una procedura di infrazione. Contro il mancato rimborso del prestito a Bull, Monti ha preannunciato il ricorso alla Corte di Giustizia. Ora c’è il caso Alstom. Per una azione decisa della Commissione preme anche Berlino, preoccupata per le ripercussioni del piano di ristrutturazione sulla industria nazionale ed in particolare sul gruppo Siemens, che di Alstom è il principale concorrente sia nel settore dell’energia che in quello del trasporto ferroviario. Anche l’Italia potrebbe vedere con favore un intervento della Commissione. Sia perché Alstom è concorrente diretta di Ansaldo (nel settore ferroviario) e di Fincantieri (nella cantieristica navale), sia perché la cessione nel 2000 di Fiat Ferroviaria (proprio ad Alstom) fu anche frutto della decisione di Roma di non porre in essere quegli interventi assistenziali oggi proposti da Parigi.
Stefano Mazzocchi
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