La conversazione telefonica avvenuta ieri tra il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi e il Colonnello Muhammar Gheddafi - che precede di poche ore il voto del consiglio di sicurezza dell’ONU che entro venerdì prossimo potrebbe decidere l’eliminazione delle sanzioni decretate nel 1992 in seguito al coinvolgimento di Tripoli nella strage di Lockerbie - rivela che il dittatore libico attribuisce alla normalizzazione dei rapporti tra Libia e UE una importanza strategica probabilmente superiore a quella di una sua “riabilitazione” sulla scena politica internazionale e nei confronti degli USA in particolare.
Del resto UE e Libia hanno da sempre avuto intense relazioni commerciali. In particolare, da Italia, Germania, Regno Unito e Francia proviene oltre il 50% delle importazioni libiche. Italia, Germania, Spagna, Francia e Grecia assorbono da sole circa il 70% delle esportazioni dalla Libia. Gli 1,4 milioni di barili di petrolio prodotti giornalmente dalla Libia coprono il 51% del fabbisogno petrolifero italiano, il 13% di quello tedesco e il 5% di quello francese.
Dati questi che spiegano l’attenzione costante e la ricambiata ansia di normalizzazione dell’UE. Le sanzioni decise da Bruxelles nel 1992 in seguito alla risoluzione dell’ONU hanno però impedito l’inclusione di Tripoli nel partenariato euro-mediterraneo avviato nel 1995 con la Conferenza di Barcellona (dalla quale i libici furono lasciati fuori) e diretto stabilire una più intensa cooperazione politica ed economica tra i paesi coinvolti e a creare entro il 2010 un’area di libero scambio euro-mediterranea che, includendo circa 40 stati e tra i 700 e gli 800 milioni di consumatori, diverrebbe una delle maggiori entità commerciali al mondo. Dopo la consegna, nel 1999, degli imputati dell’attentato di Lockerbie, ed in seguito alla sospensione delle sanzioni, alla Libia è stato consentito di partecipare, in qualità di invitato della Presidenza, alla terza conferenza euro-mediterranea che si è tenuta a Stoccarda nell’aprile 1999 e di assumere lo status di osservatore all’interno del processo di Barcellona. Ma solo la completa rimozione delle (già sospese) sanzioni ONU può spianare la strada alla piena integrazione della Libia nel partenariato.
Dopo l’accordo raggiunto nei giorni scorsi tra Tripoli, Washington e Londra, che prevede il riconoscimento della responsabilità della Libia nella strage di Lockerbie e un indennizzo di 2,7 miliardi di dollari ai familiari delle 270 vittime, la via sembra spianata. Unico ostacolo, l’opposizione di Parigi, che minaccia il veto se ai familiari delle 170 vittime dell’attentato che nel 1989 distrusse il volo della francese UTA, la Libia – che ne è ritenuta responsabile e che aveva già concordato con la Francia un indennizzo sensibilmente inferiore a quello recentemente promesso a UK e USA – non riconoscerà un supplemento di indennizzo tale da metterli sullo stesso livello dei familiari delle vittime dell’attentato avvenuto in Scozia. Ma la Francia è totalmente isolata e paga oggi l’aver sempre sostenuto, in contrasto ieri con gli USA e oggi con se stessa, la necessità di togliere le sanzioni alla Libia. E sembra, una volta di più, essersi cacciata in un vicolo cieco.
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