Interrogato sul destino della Howaldtswerke Deutsche Werft (HDW), industria di punta della cantieristica navale militare tedesca, il ministro della difesa Peter Struck, le cui dichiarazioni sono state pubblicate ieri dal quotidiano francese La Tribune, ha affermato che "quella di una 'EADS marittima' è una buona formula" (segue...)
, proponendo dunque di percorrere per il settore navale la medesima via che quattro anni fa si è scelta per il settore aerospaziale, attraverso la costituzione della European Aeronautic Defence and Space Company (EADS), con capitali in mano, per l'80%, ad un consorzio franco-tedesco.
HDW è leader mondiale nella costruzione di sottomarini convenzionali, ed in particolare nel campo della propulsione silenziosa attraverso pile a combustibile. Il suo capitale è, dal giugno 2002, interamente nelle mani del fondo americano One Equity Partners (OEP). A causa dei vincoli che il governo tedesco impone alle esportazioni militari, OEP ha deciso di cedere HDW. In lizza per l'acquisizione, la tedesca ThyssenKrupp, e le francesi Thales e DCN (questa controllata dal governo di Parigi). Che dovranno pero' affrontare la concorrenza di un forte pretendente: il gruppo cantieristico americano Northrop Grumman.
Secondo Struck "occorre preservare l'esistenza in Europa di un forte settore della cantieristica navale militare". Berlino intende evitare dunque che il know-how tecnologico di HDW giunga oltre Atlantico. All'inizio di agosto il Cancelliere Gerhardt Schroeder aveva caldeggiato una "soluzione tedesca", ma la difficile situazione finanziaria del gruppo Thyssen rende questa via impraticabile. Una cooperazione franco-tedesca sembra la sola alternativa.
Dunque, se il "vertice dei quattro" sulla difesa europea convocato a Bruxelles lo scorso aprile dal governo belga si è risolto in un nulla di fatto, sul piano industriale invece l'asse Parigi-Berlino mostra di essere determinato a rafforzare la cooperazione, in vista della creazione di un mercato unico degli armamenti che possa assicurare un maggior peso ed una maggiore autonomia all'industria europea.
Londra, da sempre ostile a qualunque progetto mirante a costruire una difesa europea autonoma dall'alleanza Atlantica, prepara intanto le proprie contromosse. Il Times di ieri riferisce di un progetto del governo britannico diretto a creare una "cellula di pianificazione militare europea" che operi pero' all'interno delle strutture NATO: ovvero possibilità di gestire operazioni anche senza, ma mai contro, Washington (riproducendo in sostanza il modello applicato per la missione di peace keeping UE in Macedonia). La proposta mira da un lato a mettere fuori gioco le ambizioni di Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo, dall'altro a preparare il terreno per lo scontro che il Regno Unito intende avviare nella conferenza intergovernativa che, a partire da ottobre, dovrà varare il progetto di Costituzione europea: obiettivo di Londra sarà quello di ottenere la cancellazione di quelle norme approvate dalla Convenzione che danno la possibilità ad un gruppo di stati membri di procedere, attraverso lo strumento della cooperazione rafforzata, sulla via di una maggiore integrazione delle strutture di difesa. E su questo, tanto quanto sul diritto di veto in materia fiscale, Londra non sembra intenzionata a trattare.
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