Incassato il compromesso sulla riforma della politica agricola comunitaria, il Commissario all'agricoltura Franz Fischler ha in questi giorni avviato una campagne de charme in difesa della PAC. Ieri il Wall Street Journal ospitava un suo intervento "contro i miti sulla politica agricola europea".
Primo mito da smontare: la politica degli USA è migliore di quella dell'UE. Fischler spiega che in realtà tali politiche sono molto più convergenti di quanto si voglia far credere. Con la differenza che mentre gli USA con la Farm Bill del 2002 hanno fatto una "inversione a U" rispetto alle riforme dell'amministrazione Clinton ed in direzione di un maggiore, e più distorsivo per il commercio, intervento pubblico, l'UE ha con le recenti riforme "intrapreso una via completamente diversa".
Per sfatare il secondo mito, quallo per cui la riforma della PAC è "troppo poco, troppo tardi", Fischler ricorda che dal 1992 la PAC è stata soggetta a tre riforme il cui effetto cumulato è di aver diminuito del 70% le forme più distorsive di sostegno. Senza contare le riforme prossime venture nei settori dello zucchero, del cotone, dell'olio e del tabacco.
Contro la terza e più infamante accusa, quella di danneggiare i paesi poveri la cui economia si basa sull'agricoltura - autorevolmente fatta propria da Jacques Chirac a febbraio durante il vertice dei capi di stato africani, salvo poi (quando la guerra in Irak era finita e i voti all’ONU non servivano più..) scendere in campo per annacqure la proposta Fischler - il commissario ribatte che l'UE "è di gran lunga il principale importatore di prodotti agricoli dai pvs".
Il percorso che porterà alla conferenza ministeriale WTO di Cancun sarà duro e l'incontro di domenica di Fischler con il rappresentante per il commercio USA Robert Zoellick e il ministro dell'agricoltura Ann Veneman, mirava a far quadrato attorno alle convergenze "interventiste" indicate sul WSJ dal commissario. Ma l'UE affila le sue armi e si prepara allo scontro. Con gli USA, che se sul sostegno agli agricoltori potrebbero cercare intese con l'UE, sui sussidi all'esportazione - che producono un vero effetto di dumping a danno dei pvs - e sull'accesso ai mercati, hanno una posizione negoziale ben più drastica: eliminazione dei primi, e taglio medio delle tariffe del 15% e fissazione di un tetto massimo del 25% (che cancellerebbe tariffe-muro come quella UE del 100% sullo zucchero) per il secondo. Con i paesi in via di sviluppo: come sottolinea Fischler l'UE è uno sbocco importante per i loro prodotti, ma proprio per questo le barriere tariffarie esistenti rappresentano un grave danno per quelle economie, che possono sfruttare solo in parte le potenzialità di uno dei mercati più ricchi. Senza considerare il dumping delle ipersussidiate eccedenze produttive europee sui mercati internazionali. E come ricorda lo stesso Fischler, settori chiave come zucchero, cotone, tabacco non sono stati toccati dalla riforma. Lo saranno presto promette Bruxelles, con l'ennesima "grande riforma". Ma viene il dubbio se le tre riforme in dieci anni siano davvero il segno di una perdurante volontà riformatrice o non siano invece altrettante occasioni mancate. Come una occasione mancata rischia di essere Cancun.
Commenti