Con una sentenza destinata a "fare giurisprudenza", la Corte di Giustizia Europea ha ieri stabilito che "una compensazione finanziaria che costituisca solo la contropartita di obblighi di servizio pubblico imposti dagli stati membri non presenta le caratteristiche di un aiuto di stato".
Il caso riguardava un servizio di trasporto pubblico che un distretto tedesco aveva affidato, senza gara e con concessione di sovvenzioni, alla società Altmark. Da qui il ricorso di una impresa concorrente che riteneva che le sovvenzioni fossero da ritenere aiuti di stato, e che fossero quindi - non essendo state notificate alla Commissione - incompatibili con le norme UE. Opinione questa condivisa dall'avvocato generale il cui parere, che 4 volte su 5 è fatto proprio dalla Corte, è stato respinto dai giudici.
"Affinchè un intervento statale possa essere aiuto di stato lo si deve poter considerare come un vantaggio concesso all'impresa beneficiaria che questa non avrebbe ottenuto in normali condizioni di mercato" ha precisato la Corte.
Si tratta di una decisione destinata ad incidere fortemente sul dibattito in corso sul ruolo dei c.d. servizi di interesse generale (SIG), ovvero quei servizi che le autorità pubbliche assoggettano a regole particolari ritenedoli strumentali al raggiungimento di determinati obiettivi politici. Ad incidere dunque su settori cruciali dell'economia quali la generalità delle network utilities (energia, acqua, telecomunicazioni), i servizi postali, i trasporti, la sanità, l'audiovisivo, i servizi sociali.
Dibattito rilanciato lo scorso 21 maggio dalla Commissione europea, con la pubblicazione del "Libro verde sui servizi di interesse generale" nel quale Bruxelles sottolinea come oggi non esista una definizione comunitaria di tali servizi: ciascuno Stato membro è libero di decidere cosa costituisca "servizio di interesse generale", situazione che ha in molti casi prodotto conflitti con le norme europee sulla concorrenza e sul mercato interno. La Commissione indica il libro verde come "un primo passo per valutare possibili iniziative comunitarie": ovvero una direttiva che chiarisca la situazione. La Francia, sempre più preoccupata dalle obiezioni che ultimamente sono giunte da Bruxelles, preme molto in tale direzione, con l'obiettivo di avere norme che istituzionalizzino definitivamente i SIG e sanciscano una volta per tutte il suo diritto di intervenire in tale settore. La Commissione, da parte sua, comincia a vedere una futura direttiva come uno strumento per fissare paletti in grado di evitare abusi.
"Non siamo certo tristi" ha dichiarato il portavoce della Commissione Reijo Kamppinen "la sentenza permetterà di chiarire il rapporto tra SIG e aiuti di stato ed evitare distorsioni della concorrenza". Ed in effetti, se la decisione della Corte va incontro a quanti sostengono che è legittimo che i SIG siano, almeno in parte, sottratti al libero mercato, nel farlo fissa condizioni stringenti: un chiara definizione degli obblighi di servizio pubblico, sovvenzioni pubbliche che siano effettivamente commisurate al costo di tali obblighi e che tale costo sia determinato con criteri chiari e obiettivi, in particolare se il servizio è attribuito senza una gara. Roba che a Viale Mazzini avrà fatto venire i brividi a molti, c'è da scommetterci.
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