Il coro di voci che si levano contro il patto di stabilità diventa sempre più nutrito, e sembra ormai intento, tra una steccata e l’altra, ad intonare un requiem. Romano Prodi, il cui mestiere sarebbe stato invece di difenderlo, assestato’ un duro colpo al patto definendolo “stupido”. Accanto al de profundis prodiano tanti ed autorevoli assoli: solo per citare i più recenti quello del commissario per il commercio Pascal Lamy, altro difensore inadempiente; quello del presidente della BEI Philippe Maystadt che pure, da ministro belga nel 1997 ne fu tra i firmatari; quello del Presidente francese Jacques Chirac, che a reti unificate, in occasione del 14 luglio, da imputato si è fatto giudice.
In questi mesi il commissario Pedro Solbes è sembrato essere, sostenuto dalla BCE, l’ultimo baluardo del patto. Ma le recenti dichiarazioni del commissario per gli affari economici, indicherebbero, secondo molti, la sua “resa”: anche se Francia e Germania non dovessero – come sembra – rispettare gli impegni presi e tornare nel 2004 ad un rapporto deficit / PIL inferiore al 3%, non vi sarebbe una applicazione automatica delle sanzioni, in primo luogo perchè queste non sono decise dalla Commissione ma possono essere prese dal Consiglio con una maggioranza dei due terzi (esclusi i paesi interessati). Tuttavia Solbes non si è limitato a ricordare le regole, ma ne ha invocato una applicazione “con il massimo di flessibilità”, cosa che il suo portavoce Thomas ha tradotto spiegando che in teoria le sanzioni potrebbero essere applicate dal prossimo anno ma che il Consiglio nel decidere “non dovrebbe considerare solo le cifre ma anche le azioni”. L’ultrà della disciplina finanziaria Solbes tramutato in agnello? Una resa dettata dall’impossibilità di tenere aperto quel fronte mentre imperversa la bufera sui conti dell’Eurostat? Forse.
Tuttavia il volto “severo” di Solbes di questi anni è spesso servito a mascherare scelte tutt’altro che intransigenti nell’applicazione del patto. Vero è che sin dal gennaio 2002 la Commissione aveva tentato di lanciare un early warning sui conti tedeschi e portoghesi, iniziativa stoppata pochi giorni dopo dal Consiglio. Ma è anche vero che poi, malgrado questo, la Germania è stata lasciata indisturbata e la procedura per il disavanzo eccessivo è stata lanciata dalla Commissione solo il 19 novembre 2002 (mentre per il Portogallo lo fu già l’1 settembre). Solo volontà di non interferire con le elezioni? Secondo il patto il Consiglio deve constatare il disavanzo eccessivo entro tre mesi dall’avvio della procedura, e questo ritardo ha consentito al Consiglio di ufficializzare il deficit tedesco nel gennaio 2003. “Il deficit eccessivo va corretto entro l’anno seguente a quello dell’identificazione” recita la risoluzione di Amsterdam: dunque, con un po’ di “melina”, si è guadagnato alla Germania un anno supplementare. Alla Francia poi la Commissione ha risparmiato qualunque ipotesi di early warning, rinviando tutta la procedura, malgrado i cattivi segnali, direttamente al 2003. Se a questo aggiungiamo la “reinterpretazione” del patto promossa nel 2002 dal commissario spagnolo e tesa a dare maggior peso nella valutazione dei conti al ciclo economico, emerge un Solbes – magari proprio per amore del patto - maestro di flessibilità.
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