Con il il generoso sostegno dato a cinque dei films in competizione, oltre che a nove dei films fuori concorso, l'Unione Europea puo' certamente rivendicare un ruolo da protagonista nel festival del cinema di Cannes.
Non sorprende l'accoglienza da autentica star dedicata la scorsa settimana da Gilles Jacob, presidente del Festival, e dai maggiori cineasti europei alla commissaria per la cultura, la lussemburghese Viviane Reding, a Cannes per lanciare la prima "Giornata del cinema europeo" e ribadire l'impegno delle istituzioni europee nell'industria cinematografica.
Impegno per nulla trascurabile: attraverso il programma MEDIA la Commissione sostiene ogni anno la produzione e la distribuzione di oltre 250 films, con un budget per il quinquennio 2001-2006 di circa 500 milioni di euro.
"Occorre che l'Europa passi da una politica difensiva a una offensiva" ha dichiarato Viviane Reding. Ma chi pensa ad un ravvedimento rispetto alle poco proficue politiche protezioniste del passato, deve ricredersi: la ricetta proposta resta la stessa: "occorre dotare il cinema europeo degli strumenti per difendersi, cioè sovvenzionarlo", ha aggiunto la commissaria.
La Francia è, da sempre, la punta di diamante di questo genere di politica, tanto che alla vigilia del Festival di Cannes, il presidente Jacques Chirac ha proclamato il cinema francese "tesoro nazionale" e preannunciato che il ministro della cultura Jean-Jacques Aillagon proporrà "nuove misure per difendere l'industria cinematografica". Del resto furono i francesi ad imporre nel 1989 quelle norme comunitarie che prevedono che almeno il 40% dei programmi TV devono essere di produzione domestica. E nel 1993 minacciarono di far fallire i negoziati del GATT se non fosse stata mantenuta l'esenzione dei prodotti audiovisuali dagli accordi di liberalizzazione.
Il governo di Parigi, ponendosi alla testa di un nutrita e agguerrita schiera di registi e cineasti europei, ha già dichiarato guerra ai progetti della Convenzione, che prevedono l'abbandono della regola dell'unanimità in seno al Consiglio in materia di negoziati commerciali, che potrebbe segnare la fine del diritto di veto francese in nome della tanto cara exception culturelle, che ormai - dopo la fine del sogno di avere con Vivendi Universal finalmente una major europea - sembra costituire il solo baluardo contro il dilagare delle produzioni americane.
I ministri della cultura dei 25, con la Dichiarazione di Cannes dello scorso 15 maggio hanno rassicurato Parigi: "il mantenimento dell'adozione in comune accordo di tutti gli Stati membri delle decisioni relative ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali". L'industria cinematografica europea potrà, dunque, probabilmente continuare a contare sul protezionismo culturale e su politiche assistenzialiste. Un film già visto, il cui protagonista indiscusso è e resterà Hollywood, e di cui già conosciamo la fine.
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