La battaglia del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder in difesa del suo programma di riforme "Agenda 2010" si fa più aspra. Dopo le intense critiche rivolte al capitolo dedicato alle riforme fiscali, dal mondo delle imprese giunge un preoccupante aut aut: il colosso tedesco dei microchips Infineon minaccia di trasferire la propria sede al di fuori della Germania se il governo andrà avanti con i suoi preannunciati provvedimenti in materia tributaria.
Ulrich Schumacher, Presidente di Infineon - ha rivelato ieri il Financial Times - illustrerà oggi al consiglio di sorveglianza dell'azienda i benefici economici di lasciare la Germania, a vantaggio della Svizzera. Alle prese con un persistente calo della domanda per i semiconduttori e con risultati economici in progressivo peggioramento (con una perdita di 328 milioni di € annunciata per il primo trimestre 2003, triplicata rispetto a quella del primo trimestre 2002), l'azienda tedesca è preoccupata in particolare per le progettate misure che renderebbero più difficile la deduzione delle perdite operative dagli imponibili fiscali.
"Nessuna decisione è ancora stata presa, né sul se, né sul quando trasferire la nostra sede" commenta un portavoce della Infineon.
L'indiscrezione va ad aggiungersi alle cattive notizie relative alle previsioni di crescita: il ministro dell'economia Wolfgang Clement ha ieri annunciato la revisione al ribasso - la seconda negli ultimi tre mesi - della stima di crescita per il 2003, portata dall'1% allo 0.75%, stima che resta comunque più ottimista di quella dei sei principali istituti economici tedeschi e di quella diffusa la scorsa settimana dall'OECD, pari rispettivamente allo 0.5% e allo 0.3%.
Notizie, queste, destinate ad accrescere la pressione non tanto sul governo Schroeder, quanto sui suoi oppositori interni, l'ala sinistra della SPD, giunta a imporre al partito un congresso straordinario, previsto per il 1 giugno, a promuovere una petizione tra i parlamentari SPD e a richiedere un referendum interno contro il programma "Agenda 2010", colpevole di minare il welfare tedesco e le garanzie dei lavoratori, prevedendo tagli ai sussidi di disoccupazione e misure di flessibilizzazione del mercato del lavoro.
Il Cancelliere da parte sua rincara la dose: richiamando tutti i deputati SPD alla disciplina di partito e minacciando a chiare lettere le proprie dimissioni, Schroeder ha dichiarato ieri che "chiunque voglia votare contro il progetto 'Agenda 2010' deve sapere che vota contro il lavoro del governo; modifiche sostanziali ad 'Agenda 2010' rimuoverebbero le basi del mio lavoro e mi costringerebbero a trarre le necessarie conseguenze". Dopo quattro anni di promesse, Gerhard Schroeder sembra intenzionato a farsi forte della "debolezza" dell'economia tedesca e della necessità sempre più evidente di azioni concrete, per affrontare i problemi strutturali che da ormai da anni affliggono la Germania.
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