La decisione del WTO di giudicare “incompatibili con le norme che regolano il commercio internazionale” le misure adottate dagli USA nel marzo 2002 (che, imponendo tariffe fino al 30% sulle importazioni di prodotti in acciaio, hanno colpito in particolare l'industria europea) rischia di inasprire ulteriormente le relazioni transatlantiche.
Il governo USA ha già annunciato di voler fare appello contro la decisione, che rappresenta una nuova pesante sconfitta e segue una serie di pronunciamenti da parte del WTO che hanno giudicato illegali alcuni provvedimenti adottati dal Congresso. La più pesante di queste decisioni ha riguardato la legge che concede sgravi fiscali alle imprese esportatrici americane: nel giudicare tale legge illegale, il WTO ha anche autorizzato l'UE a porre in essere sanzioni sulle importazioni dagli USA per un valore fino a 3,7 miliardi di €. L'UE per ora si è limitata e stilare l'elenco dei prodotti che potrebbero essere colpiti, qualora il Congresso non ritorni sui suoi passi, ed ha preferito tenere il colpo in canna - come del resto hanno scelto di fare gli americani sulla moratoria unilaterale contro i prodotti OGM decisa dall'UE, che secondo molti è una evidente violazione delle regole commerciali.
Non mancano le tensioni anche sulle regole per il futuro che si stanno negoziando nell'ambito del "ciclo di Doha", come dimostra lo stallo su uno dei capitoli più spinosi e delicati, quello sull'agricoltura: le trattative avrebbero dovuto portare ad un accordo sugli obiettivi e sulle linee generali entro il 31 marzo, ma questa scadenza è ormai da tutti indicata come ben lontana dal poter essere rispettata. Aspre polemiche - per la verità ricorrenti sin dai tempi del GATT - accompagnano i negoziati: il segretario di stato USA per lo sviluppo internazionale, Clare Short, lo sorso 25 marzo ha addossato all'UE la responsabilità di mettere a repentaglio, al solo scopo di difendere la PAC, il raggiungimento di un accordo complessivo; sull'altro versante, il Commissario Pascal Lamy, responsabile per il commercio, ha ripetutamente accusato gli USA di unilateralismo e protezionismo, in particolare dopo il contestato "Farm Bill", che ha consistentemente aumentato i sussidi agricoli, e l'introduzione delle tariffe sull'acciaio.
Malgrado tutto, quella del GATT prima e del WTO poi è stata una "success story", se è vero che le contrapposizioni, anche dure, e il mancato rispetto dei tempi fissati per il raggiungimento degli accordi, anche nel passato, non hanno impedito il raggiungimento di accordi importanti. Anche le decisioni sulle controversie tra i paesi membri, per quanto contestate, non hanno mai messo in discussione il sistema multilaterale WTO, neppure in una fase, come quella attuale, di forti tensioni internazionali.
Rispetto al WTO, che, contrariamente all'ONU, ha regole chiare, anche per quanto riguarda la risoluzione delle controversie, e che si è dimostrata capace di ottenere successi evitando rotture e contrapposizioni insanabili, oggi l'Unione Europea, malgrado le profonde divisioni portate alla luce dal conflitto in Irak, riesce a raggiungere e a difendere posizioni unitarie, contrapponendosi, senza spaccature, agli Stati Uniti. Riesce a farlo sulla base di responsabilità precise che i Trattati assegnano alle istituzioni comunitarie e alla Commissione in particolare.
E in risposta agli allarmi lanciati da quanti temono che le tensioni transatlantiche non potranno non ripercuotersi nella capacità dell'UE di essere in grado di giocare un ruolo propositivo nei negoziati in corso, Pascal Lamy è giunto ad affermare, pochi giorni fa, che "Il sistema di negoziati commerciali potrebbe agire da stabilizzatore nelle relazioni internazionali".
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